Interessante Analyse

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  <http://www.newsletter.duke.it/img/corpo/sfera.gif&gt; Quando le aziende scelgono un software la prima mossa è di valutare cosa offre l'open source

Secondo gli esperti presenti all'evento SD Forum, che ha avuto luogo la scorsa settimana a Santa Clara (California), le aziende che nel passato diffidavano dalle alternative open source al software proprietario, adesso ne avrebbero riconosciuti tutti i benefici. L'open source sarebbe diventato il primo punto che viene valutato quando ci si addentra nella scelta del software da utilizzare al proprio interno.
Gli esperti hanno inoltre osservato che le politiche commerciali utilizzate sia dalle società commerciali produttrici che da quelle open source che offrono servizi devono ancora essere affinate per sfruttarne tutte le potenzialità di questo trend.
Eric Friedman, responsabile di architetture informatiche in Wells Fargo, commentando questo cambiamento rivoluzionario nelle strategie e nella cultura delle aziende, ha affermato: "Quello che dobbiamo osservare è che negli ultimi due anni c'è stato uno spostamento incredibile da parte delle aziende verso l'open source. Oggi le società invece di avere bisogno di sapere cosa è l'open source, si preoccupano su perché dovrebbero acquistare un prodotto proprietario quando potrebbero utilizzarne uno open source. Adesso, la posizione di partenza è quella di valutare cosa offre una soluzione open source."
Bruce Momjian, che ha partecipato al gruppo di sviluppo mondiale di PostgreSQL e che svolge l'incarico di capo consulente presso SRA, ha osservato che aziende tradizionali del mondo del software sono costrette ad affrontare seriamente il problema dell'open source: "Oggi non esiste più nessuna società che non sia in competizione con l'open source. Tutte le aziende che sviluppano software devono affrontare la questione. Se questa filosofia non è ancora arrivata nel loro specifico settore è solo questione di attendere."
Per Cliff Schmidt, direttore BEA delle strategie open source, le società produttrici tradizionali dovrebbero offrire i loro prodotti sia in versione proprietaria che in versione open source, differenziandole sulla base delle funzionalità fornite: "BEA sta cercando di attrarre gli sviluppatori verso WebLogic Server, la nostra piattaforma proprietaria, attraverso Beehive, la versione open source della nostra piattaforma che abbiamo donato a Apache Software Foundation." Deborah Magid, direttore IBM, sostiene che la validità intrinseca di alcuni modelli operativi adottati dalle giovani società ispirate al modello open source è ancora da verificare: "Tra le compagnie che adottano il modello dell'open source per trarre profitto, JBoss e MySQL dopo avere registrato un forte successo iniziale, ora non stanno fatturando più grandi cifre."
Bob Bickel, vicepresidente per lo sviluppo commerciale di JBoss, ha osservato che l'open source è molto diverso dal tradizionale processo di vendita informatica, nel quale il cliente ha bisogno del supporto dell'azienda che gli ha venduto il software: "Nell'open source chiunque ha accesso al codice sorgente e questo vuol dire che diverse compagnie possono offrire supporto ai prodotti. Ad esempio JBoss offre il supporto a pagamento per la versione open source del suo application server, ma ci sono anche altre compagnie che offrono questo stesso servizio in concorrenza. Tutto questo produrrà una ulteriore riduzione dei costi per il software ai clienti."
Per Kevin Efrusy, partner di Accel Partners, i progetti open source differiscono da quelli proprietari perché puntano sulla diffusione di tecnologie di massa piuttosto che sulla complessità dei prodotti: "Da quel che ho visto, l'obbiettivo dei progetti open source non è tanto l'innovazione tecnologica intrinseca del prodotto quanto la diffusione e l'ubiquità delle tecnologie di base."
<http://www.infoworld.com/article/04/11/16/HNsdforumopen_1.html&gt; http://www.infoworld.com/article/04/11/16/HNsdforumopen_1.html

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