Ff Wochenmagazin - Artikel zur digitalen Souveränität

Hallo,

im aktuellen ff Wochenmagazin vom 9. Juli 2026 gibt es einen interessanten Artikel über Freie Software in Südtirol mit Paolo Dongilli auf der Titelseite (des Artikels) der darüber berichtet wie das OS Linux in der italienischen Schule zum Einsatz kommt. Auch andere Mitglieder wurden zum Thema Digitale Souveränität interviewt. Jetzt am Kiosk oder “digital”: https://www.ff-bz.com/politik-wirtschaft/politik/2026-28/auf-freiem-fuss.html

LG
Andreas

Ja, Komplimente an den Journalisten … auch der Titel ist gut gewählt.
Und Danke an @karllunger für die News hier: Auf freiem Fuß - LUGBZ

Am Kiosk bis zum 15. zu kaufen ! Den Artikel aufbewahren: … nächstes Jahr dann wird man checken können, ob sich in den deutschsprachigen Schulen was in Richtung “frei” geändert hat :slight_smile:

Grazie a Paolo, Adrian, e tutti i membri e le membre che si sono impegnati per la realizzazione di questo articolo, compresa la redazione di FF che ha reso possibile la pubblicazione.

Mi auguro di leggere sempre più spesso articoli di questo tenore e che magari, chissà, inizi anche una bella campagna stampa che riesca a favorire un certo dibattito pubblico su questi temi che sono di stringente attualità!

1 Like

Ich will kein neues Thema eröffnen, weil es bereits mehrere zur digitalen Souveränität gibt und der Beitrag zwar ehrlich, aber auch lang ist und wahrscheinlich ohne Wissen über republik.ch nicht bis zum Ende gelesen wird.

Adrienne Fichter von der republik.ch war der David, der sich gegen den Goliath palantir erhob und gewann. siehe Linkliste unten.

Im Beitrag wird die Situation des onlinemagazins republik.ch zur digitalen Souveränität in einer ganzheitlichen Sichtweise dargelegt, die wir Linuxer nicht so gewohnt sind.

https://www.republik.ch/2026/07/13/wo-die-republik-abhaengig-von-big-tech-ist

Wichtige Beiträge in republik.ch

Über die republik. Die Leserinnen finanzieren das werbefreie Onlinemagazin, eine Rebellion gegen die Medien­konzerne, für die Medienvielfalt.

Ich kann alle verlinkten Beiträge lesen, das gelingt jedoch nicht immer erst recht nicht, wenn man schon einige gelesen hat. Die Forderung nach Bezahlung oder Mitgliedschaft ist gerechtfertigt, jedoch mit 240 Franken zu hoch, für das was man zu lesen imstande ist.

Am besten gelingt es mir ohne Einstellungen zu ändern mit librewolf.

Ciao Pasqualino,

bello leggere il tuo contributo pubblico nella FF, e mi permetto di ricopiarloil tuo contributo intero qui, dove purtroppo ti aspettavo da parecchio tempo.
Pero’: non e’ quasi mai troppo tardi :slight_smile:

Solo un piccolo commento: Come poteva il giornalista, che apprezzo molto, sapere di Antonio Russo ? Ma adesso, grazie a te, lo sa :slight_smile:

A presto, spero.

toni

Auf freiem Fuß
ff 28/26 über die digitale Unabhängigkeit Südtirols – und wie das geht

Ihr Bericht zum FUSS-Jubiläum greift zwar die Vorteile freier Software auf, übernimmt dabei jedoch ungeprüft das Narrativ der Landesbürokratie.

Wer die digitale Geschichte Südtirols recherchiert – etwa über die Studie der Europäischen Kommission von 2007 („Upgrade to Freedom“, OSOR) –, stößt auf eine andere Realität. Eine Studie, die wi e ein Mahnmal wirkt: Die EU schafft zwar die Strukturen und beweist die Machbarkeit digitaler Souveränität, doch das lokale Territorium versagt bei der Umsetzung, weil es die Bequemlichkeit proprietärer Monokulturen einem echten europäischen Agieren vorzieht.
Das FUSS-Projekt entstand im Dezember 2004 nicht aus einer behördlichen Initiative, sondern aus dem Impuls von Antonio Javier Russo (damals IT-Lehrer an der Einaudi-Schule), Carlo Pomaro und Paolo Zilotti (Schulamt). Gemeinsam mit Barbara Repetto, Hellmuth Ladurner und Christopher Gabriel (Truelite) wurde eine Open-Source-Offensive gestartet, die wie von der EU zertifiziert die jährlichen IT-Kosten der italienischen Schulen von 200.000 Euro auf 12.200 Euro im Jahr 2006 drückte. Dass der Name Antonio Russo heute aus den offiziellen Chroniken getilgt ist, beschreibt das „System Südtirol“: ein Apparat, in dem Loyalität vor Kompetenz rangiert. Wer sich nicht beugt, tritt zurück – wie Russo 2006 –, woraufhin das System die Lorbeeren einheimst.
Es wirkt schon grotesk, wenn FUSS heute als Bollwerk der „digitalen Souveränität“ gepriesen wird. In 20 Jahren wurden interne Kompetenzen abgebaut. Während FUSS mit lächerlichen 40.000 Euro im Jahr abgespeist wird, zahlt das Land im selben Atemzug im Durchschnitt 2,5 Millionen Euro jährlich für proprietäre Lizenzen in der Verwaltung und 3,4 Millionen im Triennium an den Schulen.
Die Ironie dieser Kapitulation zeigt sich in den Biografien: Während in Bozen die Verwalter der Abhängigkeit Karriere machen, leitet Antonio Russo heute als HPC System Manager am High-Performance-Computing-Zentrum der EPFL Lausanne die Königsklasse der Informatik auf Supercomputern.
Ein Land mit einem 11-Milliarden-Haushalt könnte sich eigene digitale Spitzenzentren leisten. Doch dafür müsste man in der Provinz begreifen: Exzellenz kauft man nicht auf Lizenzmärkten – sie entsteht nur dort, wo Freiheit herrscht und Freiräume geschaffen werden, statt die Zukunft im Verwaltungsakt zu ersticken.
Pasqualino Imbemba, Reischach"

Ciao Pasquale @pi4630 ,

sì, è stato bello leggerti su ff in quanto da un po’ di tempo non ti sentivo/leggevo. Non avertene col giornalista. Aveva solo due pagine a disposizione ed il tema non era la storia di FUSS, che comunque ogni lettore può trovare andando sul sito di FUSS https://fuss.bz.it nelle sezioni

Nelle presentazioni che spesso faccio (vedi quella dell’SFScon 2025) non dimentico mai di citare le persone coraggiose grazie alle quali è potuto partire il progetto:

Nella tua lettera citi Carlo Pomaro (ex direttore dell’Ufficio Finanziamento Scolastico per le scuole in lingua italiana) e Antonio Russo. Tieni però conto che non sarebbe stato minimamente possibile avviare un progetto, che doveva coinvolgere la didattica - docenti, dirigenti, alunni, solo con personale amministrativo motivato. Ti dimentichi quindi di citare, oltre a Paolo Zilotti, il lavoro instancabile di Paolo Lorenzi, ispettore per le materie scientifiche (Un pensiero a Paolo Lorenzi) e tutti i docenti che, a seguito di un percorso di formazione intensivo in ambito Linux, decisero di mettersi in gioco seguendo giornalmente le scuole, occupandosi di raccogliere i desiderata di docenti e alunni e nel contempo fare la manutenzione dei sistemi.

Poi un po’ alla volta la manutenzione di server e pc è stato trasferito dal FUSS Team di docenti ad un gruppo che oggi è costituito da 9 tecnici della Ripartizione Informatica - circa 6 FTE che si fanno 77 plessi scolastici. Ogni plesso scolastico mette a disposizione un docente come figura di referente tecnico, il/la quale fa del proprio meglio per offrire un supporto di primo livello, scalando ai tecnici ove necessario come secondo livello.

Sviluppo e manutenzione della distribuzione e della manualistica è in capo al Nucleo FUSS dell’intendenza (siamo in 3 assegnati part-time al progetto) ed al nostro partner tecnologico (attualmente Truelite).
Teniamo annualmente 3 corsi (base, intermedio, avanzato) per i docenti / referenti informatici delle scuole e per i nuovi tecnici della ripartizione informatica che vengono assegnati alle scuole italiane.

Negli ultimi 20 anni, la cifra media annua che FUSS ha avuto come budget per il supporto di un’azienda esterna che lavori in ambito software libero è stata di circa € 24.500, meno di 1/10 di quello che si spendeva nel 2004. Ovviamente una miseria se rapportata alle spese triennali in licenze delle altre 2 intendenze scolastiche per il raggiungimento dello stesso identico obiettivo: dotare server e client di un SO e di software per la didattica.

Nonostante questo budget da elemosina, il progetto ha comunque dimostrato di riuscire a gestire tutte e 77 le scuole con software libero mantenendolo costantemente aggiornato. 16.000 studenti + 2.000 insegnanti. Poco più di 1€ a utente all’anno.

Dove sta il problema? Noi spendiamo troppo poco e dovremmo investire di più? Sì, in persone. Interne ma anche esterne. Sicuramente una persona in più in intendenza ci farebbe comodo. Specialmente ora che la scuola provinciale di musica (che pure usa FUSS) si espande anche a Merano ed a Laives.
Per fare formazione a realtà anche fuori dal territorio che hanno adottato o stanno adottando FUSS (p.es. un IC di Milano o in Veneto con il progetto FUSS Veneto).
Le intendenze tedesca e ladina spendono troppo? Sì, decisamente.

Sappiamo tutti molto bene in questo gruppo cosa andrebbe fatto in ottica di riuso, di corretto investimento ed equa condivisione di risorse finanziarie pubbliche.

Noi come cittadini, genitori, docenti, alunni cosa facciamo? Ci sta bene così? Ai consigli di classe stiamo zitti e non diciamo nulla riguardo alla non verificabilità dei sistemi che i nostri ragazzi usano a scuola? Allora ci meritiamo che i ragazzi usino Microsoft, Google Workspace e simili. Ci meritiamo p.es. che i docenti ogni 3x2 confondano il proprio account personale con quello della scuola e e che i dati dei ragazzi escano da scuola alla velocità della luce.

Cosa consiglieresti di fare quindi Pasquale nel caso delle scuole italiane? Mollare il progetto solo perché il budget è basso? Oppure tener duro e cercare di fare del proprio meglio per continuare a supportare le scuole con il SW Libero?

Quanto accaduto nel 2019, quando la politica ha cercato di abbattere il progetto per passare a Windows (sbattendo poi la faccia sul muro della normativa nazionale), ha dimostrato quanto forte sia la comunità attorno a FUSS (LUGBZ, 1058 cittadini con le loro firme, aziende pubbliche e private, associazioni - Pro FUSS) unita nel proteggere un bene comune digitale pagato con soldi pubblici.

Dovremmo continuare a fare così e fare massa critica se vogliamo cambiare qualcosa. Questo potrebbe essere il momento propizio (Supreme Court hat EU-US Datendeal (nebenbei) zerstört).

Saluti,
Paolo

PS: sulle cifre mi piace essere preciso: nella lettera scrivi:

Während FUSS mit lächerlichen 40.000 Euro im Jahr abgespeist wird, zahlt das Land im selben Atemzug im Durchschnitt 2,5 Millionen Euro jährlich für proprietäre Lizenzen in der Verwaltung und 3,4 Millionen im Triennium an den Schulen.

In der Tat werden in der Landeserverwaltung insgesamt nur für Microsoft-Lizenzen fast 20 Mio. € für das Triennium 2025-2028 ausgegeben (s. https://www.bandi-altoadige.it/sourcing/awards/resume/id/1178659/idL/1)

1 Like

@paolo.dongilli grazie del tuo bel intervento. Quando leggo di Fuss mi sorgono sempre un paio di domande. Come è possibile che l’intendenza italiana usi con grande profitto Fuss e le intendenze tedesca e ladina no? Quali sono le ragioni che adducono per non usare software libero come fa la scuola italiana?

Ho un vago ricordo degli eventi del 2019 di cui parli e mi chiedo, visto che parli del fallimento del passaggio a Linux perché l’amministrazione si è scontrata con la normativa: la normativa vale quindi solo per la scuola italiana?

Infine: mio figlio frequenta la scuola primaria in bassa atesina. Quando ha iniziato il primo anno ha ricevuto le credenziali di un account Google workspace che fino ad ora ho usato sporadicamente per qualche udienza online. Mi puoi spiegare come mai è stata scelta questa soluzione e non qualche prodotto alternativo, magari un cloud o un servizio di videoconferenza hostato dall‘intendenza stessa, o comunque un prodotto alternativo che sicuramente esiste senza pagare costose licenze a big tech?

Naturalmente chiedo senza alcun intento polemico, ma come detto sono domande a cui penso spesso quando leggo qualcosa che parla di Fuss.

Grazie

battuta a caldo sulle “ragioni”:
… pasqualino @pi4630 ( purtroppo assente qui ) li riassume con “narrativa ufficiale” … se ricordo bene :slight_smile:

Come è possibile che l’intendenza italiana usi con grande profitto Fuss e le intendenze tedesca e ladina no? Quali sono le ragioni che adducono per non usare software libero come fa la scuola italiana?

Ciao Matteo @ilmatte ,

grazie a te per le tue domande.

Le risposte che fino ad oggi ho sentito circolare sono queste:

  • i docenti preferiscono usare Windows (commento: quindi si spendono soldi pubblici per soddisfare dei gusti, addestrare i ragazzi all’uso di una sola piattaforma anziché fare, come richiede la legge, una valutazione comparativa di diverse soluzioni scegliendo la migliore dal punto di vista tecnico ed economico).
  • i ragazzi quando entreranno nel mondo del lavoro troveranno sicuramente Windows e MS Office, quindi a scuola usiamo questi prodotti (commento: potrei capire alle superiori, ma alle elementari e medie non ha alcun senso)
  • il codice dell’amministrazione digitale (CAD) si applica solo all’amministrazione pubblica e non alla didattica nella scuola pubblica (commento: questa è quella che mi ha fatto più ridere; è stato necessario un pronunciamento dell’AgID con FAQ su Developers Italia per dire che era una cavolata - se ne trova traccia su - Domande Frequenti - FAQ n. 3

Infine: mio figlio frequenta la scuola primaria in bassa atesina. Quando ha iniziato il primo anno ha ricevuto le credenziali di un account Google workspace che fino ad ora ho usato sporadicamente per qualche udienza online. Mi puoi spiegare come mai è stata scelta questa soluzione e non qualche prodotto alternativo, magari un cloud o un servizio di videoconferenza hostato dall‘intendenza stessa, o comunque un prodotto alternativo che sicuramente esiste senza pagare costose licenze a big tech?

Durante la pandemia, diverse scuole hanno deciso, nel pieno della loro autonomia (con decisione prese dai rispettivi collegi docenti) di regalare i dati di alunni e docenti alle Big Tech (siano esse Microsoft o Google) con tanto di pubblicità (poi sparita) sul sito del Ministero dell’istruzione (dove si pubblicizzava che Microsoft e Google mettevano a disposizione le loro piattaforme a titolo gratuito per le scuole - Didattica a distanza - Nuovo Coronavirus).

Per la videoconferenza a inizio pandemia il LUGBZ aveva raccolto donazioni per mettere in piedi alcuni server con BBB (Big Blue Button) per le scuole però alla prima occasione le scuole hanno preferito virare verso soluzioni proprietarie.
L’intendenza scolastica (vale per tutte e 3 le intendenze scolastiche) non può obbligare le scuole ad usare un certo sistema ma può fare opera di sensibilizzazione su cosa sia etico usare e cosa invece non lo sia alimentado semplicemente il capitalismo di sorveglianza.

Fortunatamente alcune scuole sono ricettive e 3 istituti comprensivi ed uno dei circoli delle scuole dell’infanzia ci hanno chiesto di poter passare ad un cloud etico, basato su software libero e pertanto verificabile. Parte quindi il progetto FUSS Cloud (Nextcloud + mail con autenticazione centralizzata) dove per il primo anno cerchiamo di coprire 2.300 utenti circa (alunni + docenti).

Come genitore puoi chiedere al tuo rappresentante (magari lo sei già tu) di portare avanti quest’istanza e cioè di poter avere garanzie che il cloud usato a scuola da alunni e docenti sia acquisito in un ottica di sostenibilità (software libero → verificabile) e sovranità digitale, basato sul territorio locale/nazionale/europeo, gestito dall’amministrazione pubblica o da aziende europee con capitale europeo. Chiedi inoltre, se per Google Workspace sono state fatte PIA e DPIA.

Saluti,
Paolo.